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Barcellona oltre l’immagine patinata

Barcellona oltre l’immagine patinata

All’interno dell’ammirabile collana «Le città letterarie» (Edizioni Unicopli, Milano 2011, pp. 170, euro 12) esce in nuova veste (e con il nuovo titolo «Barcellona») quello che ne fu, dieci anni or sono, il volume d’esordio: «Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho», a cura di Alberto Giorgio Cassani «Le città letterarie» è una serie editoriale che finora, nonostante una sua innata discrezione in un mercato vittima di spettacolari prodotti commerciali, ha presentato ben 40 titoli, muovendosi in un territorio culturale di gran suggestione: quello delle interazioni fra contesto urbano ed elaborazione letteraria. Il volume in questione si occupa delle essenziali connessioni esperibili fra la nota figura dell’investigatore Pepe Carvalho, generato dalla penna di Manuel Vázquez Montalbán, e la città di Barcellona, soprattutto nei suoi recessi meno bersagliati dall’oleografia turistica e più vincolati alla vita reale dei suoi abitanti. Non solo l’autore (deceduto nel 2003) ha ambientato la maggior parte della sua opera fra le maglie di questa citt?, ma ? stato anche un continuo e lucido esegeta delle sue vicende politiche, sociali e urbanistiche: schierandosi spesso controcorrente rispetto al compiacente ottimismo che ha vertebrato la rinascita di Barcellona nei decenni posteriori alla caduta del franchismo, fustigando duramente i fallaci fasti olimpici e postolimpici, e denunciando, a volte quasi in totale isolamento rispetto a una «intelligencija» colpevolmente complice del potere, i risvolti torbidi, sperequativi, antisociali di millantate politiche ufficiali di «modernizzazione».
Nel suo dettagliato «excursus», Alberto Giorgio Cassani restituisce con acume i passi non casuali che i personaggi dei libri di Manuel Vázquez Montalbán realizzano in lungo e in largo in una Barcellona in parte insolita e in parte ormai inesistente; dimostra di essere un gran conoscitore della sua opera, come anche del «locus» (niente affatto «amœnus», nonostante quanto continuino a svendere i depliants pubblicitari delle agenzie internazionali) dei vagabondaggi delle sue figure letterarie. Il ridisegno dei percorsi compiuti dai protagonisti permette cos? di riconoscere se non un’altra citt?, almeno un contesto in parte estraneo a quanto la propaganda commerciale si ostina ancora oggi a diffondere. La città di cui Cassani parla, tramite Vázquez Montalbán, si offre a noi come città, ormai del tutto «pastorizzata»; attraverso uno scandaglio nelle sue interiora e grazie a un necessario esercizio di memoria critica, riconosciamo alfine una Barcellona in cui effettivamente molte cose sono andate «perdute», con eccessiva disinvoltura e superficialità astorica.

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Last modified: 20 Luglio 2015